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Basilica di San Paterniano

Oggi vogliamo raccontarvi qualcosa sulla Basilica di San Paterniano, uno dei simboli della Fano rinascimentale e importante luogo di culto per la comunità dei fedeli. Si tratta in effetti della chiesa consacrata al patrono della città, San Paterniano appunto, che ogni 10 luglio viene celebrato insieme ai Santi Orso e Eusebio (due patroni minori).

 

La Basilica fu eretta – dietro approvazione di papa Paolo III – a partire dal 1547, con lo scopo di sostituire una precedente abbazia dedicata al patrono (situata al di fuori delle mura cittadine lungo la via Flaminia) che fu abbattuta nella prima metà del XVI secolo per necessità militari. Durante questo passaggio avvenne anche il trasporto delle spoglie del Santo, conservate ancora oggi all’intero della Basilica.

 

Il nuovo complesso religioso – costruito in pieno centro città e arricchito dall’edificazione di un convento – fu consacrato nel 1558 e lasciato in custodia ai Canonici Regolari Lateranensi fino al 1860. Dopo un breve periodo in cui la struttura fu adibita a caserma, nel 1922 la proprietà passò ai Frati Cappuccini Minori, che ancora oggi ne curano la gestione.

La costruzione, il cui progetto complessivo è attribuito a Jacopo Sansovino (non ci sono però fonti in grado di avallare questa ipotesi), presenta una facciata spoglia e probabilmente mai terminata, dove l’unico elemento decorativo è rappresentato da un portone in pietra – che ricalca i moduli dell’architettura michelangiolesca- realizzato dallo scalpellino veneziano Giacomo di Stefano Bambagiani.

 

L’interno – pienamente compiuto al contrario della facciata – presenta uno schema a croce latina diviso in tre navate. La navata centrale porta ad un vano absidale decorato dagli affreschi di Giambattista Ragazzini, mentre le due navate laterali terminano con due cappelle absidali dedicate a San Giuseppe e a San Paterniano.

 

La cappella costruita in onore del patrono, abbellita da una piccola cupoletta affrescata da Antonio Viviani, è uno dei punti più importanti dell’intera Basilica. Qui infatti sono conservate le ossa del Santo, insieme ad un antico sarcofago di epoca tardo antica.

 

Tra reliquie e opere d’arte è doveroso menzionare anche la presenza di un organo Callido di rara bellezza, datato 1779 e costruito dal maestro organaro veneto Gaetano Callido.

 

Proprio al di sotto della grande cantoria seicentesca che ospita questo splendido strumento si apre una porta che conduce al chiostro, il cui centro è contrassegnato da un bel puteale che riporta la data 1557 e la firma di Jacobus Venes (probabile pseudonimo del già menzionato Giacomo di Stefano Bambagiani, autore del portone della Basilica).

Chi è San Paterniano

Chi era San Paterniano? In che epoca è vissuto? Per quale motivo è importante per la città di Fano?

Vi abbiamo parlato nel dettaglio della Basilica a lui dedicata, perciò ora vogliamo provare ad illustrare brevemente i tratti che ne caratterizzano la figura.

A dire la verità l’agiografia a suo carico è decisamente scarsa. L’unico testo a nostra disposizione per provare a ricostruire quella che fu la vita del Santo è la Vita Sancti Paterniani, antico scritto giunto fino a noi grazie ad un codice del XII secolo (Codice Nonantolano, Archivio del Capitolo di Fano). Le informazioni contenute al suo interno però assumono perlopiù i tratti del racconto, con un’attendibilità storica piuttosto bassa.

Seguendo questa tradizione Paterniano nacque proprio a Fano nel 275. Qui egli fu colto da una visione angelica che gli intimò di lasciare al più presto la città e di dirigersi verso la deserta campagna fanese, per mettersi al riparo dalla violenta persecuzione dei cristiani cominciata durante l’impero di Diocleziano. Si dice quindi che il futuro patrono si nascose con alcuni suoi compagni all’interno di una grotta poco lontana dal fiume Metauro, dove visse come eremita almeno fino all’avvento di Costantino e alla conclusione delle persecuzioni.

Questo lungo periodo di eremitaggio terminò quando la comunità dei fedeli, nonostante una certa iniziale rimostranza da parte del Santo, lo riportò “quasi a viva forza” in città per fare di lui un vescovo. Rimasto alla guida della diocesi per circa quarantadue anni, morì il 13 novembre del 360.

Se, come ribadito in precedenza, questa narrazione non ha una reale valenza storica, quel che sappiamo con certezza è che il culto di Paterniano si diffuse progressivamente in tutta Italia. Ad oggi, oltre a Fano, altri trentuno paesi sembrano averlo adottato come patrono e vi sono varie località che portano il suo nome.

A cura di Giovanni Gobbi