Cattedrale di Santa Maria Assunta | Marche travelling

Cattedrale di Santa Maria Assunta

La Cattedrale di Santa Maria Assunta, duomo di Urbino, è un’imponente struttura a due passi dal Palazzo Ducale, nel cuore del centro storico cittadino.

L’edificio originario fu eretto nell’XI secolo, ma nella seconda metà del ‘400, per volere di Federico da Montefeltro, la cattedrale fu completa ricostruita secondo canoni rinascimentali, seguendo un progetto attribuito al senese Francesco di Giorgio Martini, architetto molto vicino al duca di Urbino e alla sua corte.

Nel 1781, e poi nuovamente nel 1789, due terremoti danneggiarono gravemente questa costruzione del Rinascimento, rendendo necessari nuovi profondi lavori di restauro e di ristrutturazione. Lavori affidati a due importanti architetti dell’epoca: il ravennate Camillo Morigia, che si occupò principalmente della facciata, il romano Giuseppe Valadier. L’opera di rifacimento, eseguita secondo un gusto neoclassico, fu terminata nel 1801, lasciandoci quella che in buona parte è la chiesa che possiamo ammirare ancora oggi.

La facciata, nonostante la sua austerità tipicamente neoclassica, presenta diversi elementi decorativi, su cui spiccano cinque statue, tre sul frontone che rappresentano le Virtù Teologali (Fede, Speranza e Carità) e due sugli spioventi dove sono raffigurati Sant’Agostino e San Giovanni Crisostomo.

L’interno, come la facciata, è imponente ed elegante, suddiviso in tre navate e caratterizzato da una pianta a croce latina. Diverse sono le opere d’arte che impreziosiscono la cattedrale, tra cui tre importanti dipinti: il Martirio di San Sebastiano di Federico Barocci (nel terzo altare della navata di destra), l’Annunciazione di Raffaello Motta (nel quinto altare della navata di sinistra) e la Traslazione della Santa Casa di Loreto di Claudio Ridolfi (nel secondo altare della navata di destra).

 

Dove un tempo si trovavano le antiche sagrestie si trova oggi il Museo Diocesano Albani, con una ricca collezione di oggetti liturgici che vanno dal XIII secolo alla contemporaneità, molti dei quali donati dalla famiglia di papa Clemente XI Albani (1700-1721).