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Chiesa di Santo Stefano alla Murata

Se vi trovate a Piobbico non potete perdere l’occasione di visitare questa bella chiesa settecentesca. Posizionata su un’altura, tra il fiume Biscubio e il fiume Candigliano, qui, come nel resto del borgo, è possibile ritrovare l’inscindibile legame tra Piobbico e la famiglia Brancaleoni.

La chiesa di Santo Stefano alla Murata fu infatti costruita a partire dal 1784 per volere di Don Ulderico Matterozzi-Brancaleoni e di suo fratello Antonio Francesco, con lo scopo di sostituire l’omonima chiesa del XIV secolo collocata nei pressi dell’antica Villa Finocchietto e andata distrutta nel tragico terremoto del 1781.

I lavori del nuovo edificio terminarono nel 1790, e la struttura fu consacrata tre anni più tardi.

Sull’elegante facciata in mattoni a vista si può ancora oggi notare, in risalto sul lunotto superiore del portale, lo stemma dei Brancaleoni, che indica ancora una volta lo stretto rapporto tra la famiglia e il borgo.

 

La chiesa è però famosa soprattutto per le opere d’arte contenute al suo interno, capaci di regalarle il titolo di “Monumento nazionale”.

Queste provengono perlopiù dall’antica chiesa trecentesca e comprendono dipinti e sculture realizzati in larga parte tra il XVI e il XVII secolo.

Spicca sicuramente la pala d’altare raffigurante la Lapidazione di San Lorenzo, una grande opera attribuita a Giustino Salvolini da Casteldurante che porta la data 1570.

Altrettanto interessanti i lavori sull’altare di destra e su quello di sinistra, la Deposizione di Cristo dalla Croce, attribuito a Girolamo Ciarldieri di Urbino (1593-1680), e il Riposo della Sacra Famiglia durante il rientro dalla fuga in Egitto, di Federico Fiori, detto Il Barocci.

 

Sulle pareti dieci nicchie ospitano altrettante sculture in stucco, anch’esse provenienti dalla precedente struttura e raffiguranti profeti, apostoli e sante, di cui alcune sicuramente realizzate dalle mani del celebre stuccatore urbinate Federico Brandani (1520-1575).