Venarotta, a metà strada tra le splendide spiagge di San Benedetto del Tronto e lo spettacolare Parco Naturale dei Monti Sibillini, è un piccolo borgo in provincia di Ascoli Piceno, il cui toponimo, ancora avvolto dal mistero, da adito a molte interpretazioni. Alcune sono legate alla dea Venere e ad un antico tempio andato poi distrutto dai primi cristiani, da qui il significato di Venere rotta, mentre un’altra versione si riferisce alla pietra, rotta o rossa, cioè alla natura geologica del terreno, costituito da pietra franabile, infatti per giungere al borgo si passa in mezzi a tufi fratturati che hanno un caratteristico colore rossiccio, credibile anche il riferimento ad una vena intesa come sorgente sotterranea o una cavità del terreno.
Anche se è molto probabile che il delizioso borgo di Venarotta sia stato fondato dai Piceni, non si hanno notizie attendibili a riguardo, in compenso è certo che intorno all’Anno Mille facesse parte dei possedimenti dei monaci farfensi per poi passare nella metà del ‘200 sotto il dominio di Ascoli Piceno a cui legò la sua storia in una tendenziale omogeneità culturale ed economica.
Nella frazione di Gimigliano è anche il Santuario dell’Addolorata sorge sul luogo dove avvennero, nel maggio del 1948, numerose apparizioni mariane accompagnate da strani e suggestivi fenomeni atmosferici, guarigioni e conversioni mentre la chiesa – a forma ottagonale – della Madonna delle Grazie viene detta del Cardinale poiché fu costruita per volere del Cardinal Ottavio Bandini in seguito ad una sua miracolosa guarigione. La tradizione vuole che il cardinale, durante il viaggio verso Ascoli nel 1599 in prossimità di Venarotta, nello scendere dalla Costa dei Guai, cadde rovinosamente da cavallo rompendosi una gamba in modo tanto grave che si pensò subito all’amputazione dell’arto. Per intercessione di un frate venuto da Montegranaro il cardinale ottenne una prodigiosa guarigione, in segno di profonda gratitudine questi fece costruire la chiesetta intitolandola alla Madonna delle Grazie.