Casteldimezzo, un tempo chiamata Gaiola o Galliola o Gazoleto, è una frazione di Pesaro, in posizione intermedia tra Gabicce Mare e Fiorenzuola di Focara. Situato su una collina affacciata sul mare, il territorio fa parte del Parco naturale del Monte San Bartolo.
Catrum medi (città di mezzo), lungamente conteso tra le diocesi di Ravenna e Pesaro, fu spesso utilizzato come dimora rusticale degli arcivescovi di Ravenna. Nel 1356 il piccolo borgo e il suo castello di cui restano purtroppo solo i ruderi, passò ai Malatesta per poi diventare proprietà degli Sforza e dei Della Rovere.
Molto interessante e ancora oggi luogo di aggregazione è il Santuario del Santissimo Crocifisso, già Chiesa dei Santi Apollinare e Cristoforo, risalente al Mille ma ricostruita, che custodisce un crocifisso quattrocentesco ritrovato in riva al mare e attribuito ai veneziani Antonio Bonvesin e Jacobello del Fiore. La tradizione narra che il crocifisso fu ritrovato in una cassa di legno dopo il naufragio di una nave, conteso dai territori di Fiorenzuola di Focara e Casteldimezzo si decise di lasciar fare alla provvidenza. Il Crocifisso venne caricato su una carro trainato da due buoi, che senza indugio si diressero a Casteldimezzo, fermandosi di fronte alla chiesa dei Santi Apollinare e Cristoforo, togliendo ogni dubbio su chi dovesse tenere l’opera di straordinario valore artistico e simbolico. La devozione al Crocifisso è ancora oggi molto sentita tanto che ogni anno, a Casteldimezzo il lunedì di Pasqua si celebra la Festa del Crocifisso.
La chiesa, che dispone anche di una torre campanaria ricostruita nel 1957 dopo essere stata abbattuta da un fulmine, nella quale si trovano quatto campane risalenti al XIX secolo, conserva altre numerose opere d’arte tra cui una pala d’altare – restaurata nel 2010 – commissionata da Giovanni sforza nel 1510.