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turismomarche - 7 Gennaio 2021

Sommelier, appassionati di vino, amatori o più semplicemente “bons viveurs” sono sempre più alla ricerca di esperienze da vivere legate all’affascinante mondo del vino; l’Enoturismo in Italia è un settore in forte crescita tanto da essere finalmente regolato da normative per sopportarne lo sviluppo.  Scoprire il territorio in modo autentico , come camminare nei vigneti, parlare con i produttori, annusare l’aria delle cantine, ed assaporare il vino in loco è quello che muove il “Viaggiatore del Vino”: esperienze sensoriali che, se ben orchestrate, possono rendere memorabile una vacanza. Le Marche, con le sue meravigliose terre e i suoi prestigiosi vini, si ritaglia un palcoscenico importante in questo particolare settore turistico. Grazie anche al suo variegato territorio, tanti sono gli itinerari e le esperienze all’insegna dell’Enoturismo. Vi proponiamo un esempio veramente eclatante ed esclusivo: a San Marcello, in provincia di Ancona, nella famosa Terra del Lacrima di Morro d’Alba, c’è una Cantina che produce un vino prelibato, utilizzando un procedimento antico. Tenuta San Marcello, adagiata in una zona incantata, poiché immersa nel silenzio della natura e circondata da piccoli borghi in collina, produce il Vino in Anfora. Ci lasciamo trasportare nell’atmosfera di questo piacevole luogo di vacanza e di produzione di un vino così raro quanto eccellente, da Massimo, vignaiolo della Cantina Tenuta San Marcello.

La mia prima curiosità è legata alla storia. Chi per primo produsse il vino in anfora? E come arrivò in Italia?

“La produzione in anfora del vino ha origine nel Caucaso, in Mesopotamia, attuale Armenia, Azerbaijan, Georgia. Per la precisione sono state rinvenute anfore, utilizzate per la produzione di vino, in Georgia risalenti a 7000 anni fa! In Georgia i produttori hanno conservato, nei secoli, i metodi e le tecniche di produzione antiche.  In origine, non c’era vino senza anfora: nei recipienti in terracotta, chiamati qvevri, i vini nascevano, si affinavano, venivano trasportati da una sponda all’altra del mare. Una storia che risale all’età della Magna Grecia, quando l’uomo utilizzava la terracotta per la conservazione del vino. Le anfore arrivarono con i Greci e furono gli etruschi e gli Italici a diffonderle in Italia. Perché? Semplice, vino e terracotta era il connubio perfetto, il metodo naturale più facile da adottare; la straordinaria capacità di isolamento termico della terracotta permetteva una perfetta conservazione del vino grazie alle caratteristiche chimico-fisiche del materiale.”

La ricerca delle origini ancestrali del vino portò Massimo nel 2016 in Georgia, la culla per eccellenza dei vini naturali in anfora. Questo viaggio segnò l’inizio di un nuovo percorso di vinificazione.  Massimo evidenzia l’importanza dei Piceni in questa ‘lunga staffetta’, con il Vino in Anfora come testimone. “I Piceni sono la popolazione Italica che più di tutte ha contribuito ad una entità storica delle Marche”, aggiungendo:  «Dalla coltivazione delle uve autoctone quale Verdicchio dei Castelli di Jesi e Lacrima di Morro d’Alba, alla produzione di vini naturali in anfora, affondiamo le radici nella storia stessa del nostro territorio, tutto da raccontare ma poco spesso valorizzato. Secoli e secoli fa le Marche erano terre di viticulture con una lunga tradizione di vinificazione in anfora ereditata dal popolo dei Piceni, proseguita dai Romani. Reperti e studi archeologici testimoniano la presenza di diverse zone di produzione di anfore, risalenti all’incirca al III secolo a.C. Queste venivano utilizzate sia per il processo di vinificazione, che per la conservazione e la commercializzazione del vino. »

Incuriosito da tale antico vino, chiedo che caratteristiche ha il vino prodotto in anfora..

“Fondamentalmente ha una complessità soprattutto al palato che crea una dinamica istintiva, inconsapevole sull’uomo. Bere questo vino è qualcosa di commovente, in quanto riporta l’uomo a sensazioni antiche. In antichità era una fonte di nutrimento, e non una semplice presenza conviviale. Il vino prodotto in anfora ha la facoltà di risvegliare nell’uomo una ‘memoria antropologica’: si riattiva una memoria genetica, perché l’uomo nella storia ha sempre bevuto vino. Con l’avvento dell’Enologia moderna e l’industrializzazione si è perso questo effetto; il vino tende ad avere un rapporto aromatico più concentrato, e si è più puntato sui profumi primari. Ci piace pensare che il «Fenomeno Vino Naturale », un movimento che in pochi anni è riuscito a sconvolgere l’ordine costituito e ad imporsi a livello qualitativo, non sia una semplice moda come alcuni lo definiscono, bensì una questione di DNA. Associato ad un processo di risveglio sensoriale, come se la riattivazione delle nostre cellule ancestrali, attraverso il gusto e l’olfatto, ritrovassero una memoria « perduta ».

Dalle parole di Massimo, il vino prodotto in anfora sembra avere caratteristiche fuori dal comune. Sembra più simile ad una pozione magica, capace di risvegliare una parte del nostro Inconscio Collettivo, come direbbe Carl Gustav Jung!

E come avviene la vinificazione del Vino in Anfora?

“Innanzitutto finora abbiamo sperimentato la vinificazione in anfora con uve Verdicchio. Da questa vendemmia stiamo iniziando la sperimentazione delle uve Lacrima di Morro d’Alba. Utilizziamo due vitigni  autoctoni, macerati sulle bucce . In realtà si tratta di una metodologia molto semplice e naturale: l’uva una volta pigiata, viene messa in anfora per 9 mesi, senza essere né pressata né filtrata.  L’elemento essenziale della vinificazione in anfora è la sua collocazione sotto terra. La sua anima termodinamica nasce proprio dal contatto con la terra, che aiuta a produrre questo vino speciale!”

Chiedo a Massimo la cosa per me più interessante. Com’è nata questa passione e vocazione per il vino prodotto in anfora?

“Ormai sono diversi anni che mi dedico al vino e più tempo passa e più mi sento inadeguato a comprendere la sacralità liturgica di una fermentazione alcolica!

Sono partito dal legame affettivo ai vini di mio nonno pugliese, contadino puro e crudo, che faceva vini per sé, per la famiglia: Vini prodotti con logiche antiche in una cantina pensata su 2 livelli per sfruttare al meglio la gravità. Vini fatti da uve che ricevevano al massimo 2-3 trattamenti di verderame ed un po’ di zolfo in polvere. Il resto avveniva naturalmente in cantina, senza interventi di nessun genere, qualche travaso e poi si consumava il vino a tavola in brocche che venivano riempite al momento.

Terminata la sua esperienza, in famiglia nessuno dei figli volle proseguire e quasi 40 anni fa si consumò l’ultima annata! Allora ero molto giovane e mai avrei pensato di produrre vino nella mia vita.

In realtà il mio caro nonno mi aveva lasciato un tarlo nell’inconscio che con il passare degli anni si faceva sempre più grande.  Con mia moglie decidemmo di fare il grande passo e cambiare vita lasciando Milano dove ormai vivevamo da oltre 10 anni per trasferirci nelle Marche con i nostri bambini. Nel nostro progetto c’era quello di riprendere in mano il bandolo della matassa da dove l’aveva lasciato il mio amato nonno.

Il riavvicinamento al mondo del vino è stato molto graduale, inizialmente mi sono affidato ad una cantina vicina per farmi aiutare nelle scelte, poi ho provato da solo con scarsi risultati allora ho chiesto aiuto ad un agronomo e ad un enologo di affiancarmi . I primi anni ho fatto una grande fatica ad affermare i principi a me cari di sostenibilità ambientale.

Ogni anno che passava, mi sentivo sempre più inadeguato al ruolo di vignaiolo e quel desiderio di ritrovare il vino di mio nonno con quei profumi di selvatico dal carattere indomabile si allontanava sempre più, finché, alla manifestazione “Sorgente del Vino” del 2015, ho assaggiato un vino siciliano fermentato sui raspi. Mi si è aperta la memoria, in un sorso ho rivisto la mia infanzia e mi è tornata in mente l’atmosfera della vendemmia con mani tinte di mosto e rughe di saggezza contadina. Spinto dal desiderio di ritrovare la semplicità e le radici di quelle tecniche antiche, ho avvertito il bisogno di fare un viaggio in Georgia, dove ancora oggi si fa uso di pratiche di vinificazione millenaria.”

Pura poesia!…viene quasi “naturale” venirvi a conoscere! Ma che tipo di vacanza “Enoturistica” offre quindi Tenuta San Marcello?

« Abbiamo sempre interpretato il ruolo dell’agriturismo come avanguardia di un territorio, un punto di partenza da dove il nostro ospite possa scoprire la cultura, le tradizioni, la gastronomia, le attività locale, e tutto quello che ruota attorno a questa terra.

Parlare di Enoturismo per noi rappresenta una vocazione perché si parte innanzitutto dal popolo che ci ha trasmesso una forte identità : i Piceni ! La nostra missione è diffondere questa cultura attraverso il vino, e ridare al nostro territorio il suo giusto valore. Stiamo studiando per approfondire e perché no, proporre anche itinerari archeologici legati a questo tema.

Ciò che desideriamo è condividere le nostre sensazioni e trasmettere emozioni. Così nacque il nostro progetto “Adotta una vigna” nel 2009, il primo in Italia: condividere il nostro cambio di vita proponendo di adottare 12 piedi di vigna, ricevere in cambio le bottiglie e  partecipare! E ancora, « dormire in Cantina » e svegliarti in un contesto rurale di straordinaria bellezza,  seguire percorsi degustativi e gastronomici con gli abbinamenti cucina-vino della nostra Osteria del Vignaiolo, scegliere di fare la visita del vigneto e della cantina con degustazione dei vini più idonea al tuo gradimento, fermarti per un aperitivo a bordo piscina al tramonto, selezionare itinerari attorno a noi per scoprire nuove cantine, sono tutte esperienze da vivere autenticamente! »

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