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Il Duomo di Pesaro

A Pesaro, in pieno centro, sorge la Cattedrale di Santa Maria Assunta, duomo cittadino. Non potete perdere l’occasione di visitarla, perché questa chiesa racchiude al suo interno quasi duemila anni di storia e di reperti artistico-culturali.

Le sue origini sono antichissime, come testimoniato da due pavimenti musivi sovrapposti (di cui parleremo nel dettaglio successivamente) scoperti soltanto nel 1865 durante dei lavori di restaurazione. La pavimentazione inferiore risale addirittura al IV secolo d.C. e faceva probabilmente parte di un edificio paleocristiano destinato al culto, che secondo la ricostruzione storica andò distrutto durante la guerra gotica (535-553). Lo strato di mosaici superiore risale infatti alla seconda metà del VI secolo, quando la struttura fu ricostruita per divenire una vera e propria basilica dedicata alla Beata Vergine Maria.

Circa un secolo dopo la chiesa divenne sede vescovile, assumendo di conseguenza il titolo di cattedrale. A certificare questo importante passaggio fu il trasferimento al suo interno delle reliquie di San Terenzio – cui la cattedrale fu intitolata -, primo vescovo di Pesaro e patrono cittadino.

Varie modifiche, eseguite secondo i canoni dello stile romanico, interessarono la struttura tra l’XI e l’inizio del XIV secolo, grazie anche al probabile contributo economico della famiglia Malatesta. E un ulteriore lavoro di rifacimento – che portò all’ampliamento dell’abside e del presbiterio – si rese necessario quando nel 1503 le truppe di Cesare Borgia abbatterono il campanile.

La consacrazione della chiesa a Santa Maria Assunta si ebbe nel 1663, e proprio in questo periodo compaiono al suo interno vari elementi riconducibili all’arte barocca.

Gli ultimi profondi lavori di ristrutturazione furono quelli già menzionati del 1865 quando, oltre alla sensazionale scoperta dei mosaici, l’architetto Giovanni Battista Carducci ripensò l’edificio seguendo un’estetica neoclassica, che ancora oggi contraddistingue la cattedrale (eccezion fatta per l’originale facciata duecentesca, perfetto esempio di architettura romanica).

Tra le varie opere d’arte di valore presenti al suo interno segnaliamo la presenza di un bellissimo affresco di fine ‘400, attribuito alla scuola urbinate, che – si ipotizza – potrebbe aver conosciuto anche l’intervento di un giovanissimo Raffaello.

I mosaici

Rimasti sepolti per più di mille anni, i mosaici della Cattedrale di Santa Maria Assunta rappresentano oggi un reperto dall’altissimo valore storico-artistico.

La pavimentazione musiva, come ribadito in precedenza, è disposta su due livelli differenti.

Il livello più profondo, situato a 2.10 m di profondità rispetto all’attuale piano di calpestio e facente parte della prima struttura paleocristiana, oggi risulta essere piuttosto rovinato e frammentato, a causa degli ingenti danni conseguenti alla guerra gotica. I pochi soggetti del mosaico riconoscibili si rifanno principalmente all’immaginario religioso.

Al contrario lo strato superiore, rinvenuto 1.60 m al di sotto dell’odierno pavimento e risalente alla seconda metà del VI secolo, si estende per oltre 800 mq., andando a ricoprire l’intera superficie della Cattedrale. La conservazione del pavimento è ottima e ci permette di apprezzare ed analizzare tutta la sua complessità, a partire dall’iscrizione situata all’ingresso della chiesa. All’interno di un clipeo (uno scudo circolare) è infatti possibile leggere queste parole “Con l’aiuto di Dio e con l’intercessione della Beata Vergine Maria, Giovanni, uomo illustre, stratega di rango consolare, originario della provincia di Misa, ha fatto costruire dalle fondamenta questa basilica, con ogni devozione”. Una dedica quindi a colui che, secondo l’iscrizione, rese possibile la riedificazione della futura Cattedrale, tale Giovanni, identificato con uno dei principali generali – assieme a Belisario e Narsete – che guidò l’esercito bizantino per conto dell’imperatore Giustiniano durante la guerra gotica.

Il resto della pavimentazione musiva presenta una suddivisione in venti pannelli, caratterizzati da un’evidente attenzione agli elementi geometrici e simmetrici. All’interno delle singole porzioni troviamo rappresentati perlopiù animali dall’importante valore simbolico religioso, come cervi, pavoni, lepri o colombe, oppure altre immagini ricorrenti nell’iconografia cristiana, come ad esempio dei grappoli d’uva.

Tra il XII e il XIII secolo, durante vari lavori di rifacimento, furono aggiunte delle nuove raffigurazioni, piuttosto differenti da quelle originarie. Incontriamo infatti svariate creature, quali lamie, tritoni o sirene – in alcuni casi anche terrificanti – che sembrano uscite da quei bestiari medievali che all’epoca stavano conoscendo una certa diffusione. Oltre ad essi si può notare anche una rappresentazione piuttosto articolata di alcuni episodi della guerra di Troia, scelta in apparenza singolare e probabilmente dovuta alla rivitalizzazione che i poemi omerici conobbero nell’Europa del XII e XIII secolo.

A cura di Giovanni Gobbi