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La Basilica di Loreto

La Basilica della Santa Casa, cuore della città di Loreto, deve il suo nome alla Santa Casa, custodita al suo interno. Situata al centro della principale Piazza della Madonna, fulcro della vita cittadina, la Basilica, originaria del XV secolo, può essere considerata come uno scrigno fortificato atto a salvaguardare una delle più preziose reliquie delle cristianità.

 

Dedicata alla venerazione di Maria, essa rappresenta uno dei principali santuari mariani del mondo e un centro religioso di primaria importanza.

 

Tali caratteristiche l’hanno resa nel corso del tempo – e ancora oggi – meta per pellegrini provenienti da ogni dove, facendone uno dei luoghi più visitati delle Marche.

L’architettura della Basilica è contraddistinta dalla commistione dello stile tardo-gotico con quello rinascimentale, e fu progettata da alcuni dei più importanti architetti dell’epoca, quali Giuliano da Maiano, Pietro Amorosi e Donato Bramante tra gli altri.

 

I lavori per la sua costruzione cominciarono tra il 1468 e il 1469 dietro il volere del vescovo di Recanati Nicolò Delle Aste, per passare poi sotto il patrocinio papale a partire da papa Paolo II. Si conclusero oltre un secolo dopo, nel 1587, quando fu terminata la facciata.

 

L’aggiunta del campanile tra il 1750 e il 1754 porta la firma di un altro celebre architetto del suo tempo, Luigi Vanvitelli, che fu incaricato di ideare il progetto.

 

L’ampio interno della Basilica, che segue uno schema a croce latina, valorizza la reliquia della Santa Casa, posta esattamente sotto la cupola, al centro dei bracci della croce. A circondamento della Santa Casa furono poi erette nove cappelle absidali, affrescate alla fine del XIX secolo durante il restauro della Basilica (mentre gli originali affreschi e dipinti su tela del XVI e XVII secolo sono oggi esposti al Museo Antico Tesoro).

La Santa Casa

La Santa Casa (conosciuta anche come Santa Casa di Loreto, Santa Casa di Nazaret o Santa Casa di Maria), situata nel cuore della Basilica, è considerata dalla religione cristiana una reliquia di inestimabile valore. Essa sarebbe infatti la casa dove Maria nacque, crebbe e ricevette l’Annunciazione.

 

Dal punto di vista architettonico la Santa Casa è costituita da tre pareti, che secondo l’antica tradizione avrebbero dovuto contornare e proteggere la Grotta di Nazaret.

La sua storia invece è piuttosto controversa, e posta per secoli al centro di intensi dibattiti.

 

L’interpretazione tradizionale cristiana afferma che la Santa Casa fu trasportata in volo da un gruppo di angeli dalla Terra Santa, con lo scopo di metterla al riparo dalle guerre e dalle scorrerie che imperversavano in Palestina al tempo delle crociate. Si dice che nel maggio del 1291 alcuni angeli la sollevarono, trasportandola per oltre tre anni da una località all’altra (spostamenti dovuti principalmente a razzie e scorribande), fino alla notte tra il 9 e il 10 dicembre 1294, quando fu definitivamente posata su un colle di lauri (da qui il nome Loreto) lungo la pubblica via tra Recanati e il mare.

 

Un approccio più storico suggerisce invece una differente versione della vicenda. Sembra infatti che, sempre nel 1294, la Santa Casa fu messa in salvo e trasportata via mare dalla Palestina fino alle Marche per volontà degli Angeli, ma questa volta con la “a” maiuscola. In tale contesto “Angeli” starebbe infatti ad indicare il cognome di una importante famiglia bizantina dell’epoca che si incaricò, attraverso una spedizione navale, dello spostamento delle “Sante pietre portate via dalla Casa della Nostra Signora la Vergine Madre di Dio” fino a Loreto.

 

Al di là delle varie interpretazioni quel che sembra essere certo è la provenienza di origine palestinese della Santa Casa. L’analisi dei suoi materiali e la tecnica utilizzata per la loro lavorazione, riconducibile a quella usata dai Nabatei (antico popolo confinante con quello ebraico), sembrano infatti lasciare pochi dubbi in merito.

 

Per quel che riguarda il suo sviluppo architettonico, in concomitanza con i lavori per l’erezione della Basilica, la Santa Casa fu ricoperta da un rivestimento marmoreo di rara bellezza, ideato seguendo un disegno del Bramante del 1509. Considerabile probabilmente come l’elemento più spettacolare dell’intera Basilica di Loreto esso fu sapientemente scolpito da alcuni importanti artisti dell’epoca, come Andrea Sansovino o Antonio da Sangallo il Giovane. Le principali decorazioni marmoree si rifanno alle figure dei Profeti e delle Sibille e a varie scene che raccontano la vita di Maria.

La Vergine Lauretana

Oggi vogliamo parlarvi della Vergine Lauretana, o Madonna di Loreto, è la principale icona mariana venerata a Loreto, e tra le più importanti in Italia e nel mondo. La principale particolarità di questa statua, contenuta all’interno della Santa Casa, è quella di essere di colore nero. In realtà tale rappresentazione della Vergine Maria è piuttosto diffusa nell’iconografia cristiana e non è raro trovare nelle chiese esempi di Madonne nere.

Tale caratteristica può derivare o da un’alterazione di un’icona originaria esposta nel tempo al fumo delle lampade ad olio o delle candele, oppure da una scelta stilistica ben precisa e derivante da motivazioni teologiche o culturali.

La storia della Madonna Nera di Loreto è alquanto travagliata e caratterizzata da varie vicissitudini. È probabile che inizialmente fosse venerato un dipinto e non una statua, sostituito da quest’ultima a partire dal XIV o dal XV secolo.

La prima scultura lignea di abete rosso, già contrassegnata dal suo caratteristico colore bruno, resistette fino al 1921, quando fu vittima di un tragico incendio che la ridusse in cenere. Per volere di papa Pio XI fu immediatamente scolpita una nuova figura in legno di cedro del Libano preso direttamente dai Giardini Vaticani, incoronata nel 1922 dallo stesso pontefice nella Basilica di San Pietro, prima di essere riportata a Loreto presso la sua ubicazione originaria.

In tutto questo la Vergine Lauretana visse anche un breve periodo di esilio tra il 1797 e 1801 quando fu trafugata dalle truppe napoleoniche ed esposta nella teca di un museo francese, per essere poi recuperata e ricollocata all’interno della Santa Casa di Loreto.

A cura di Giovanni Gobbi