La crescia sfogliata di Urbino: una prelibatezza sospesa tra le torri del Palazzo Ducale | Marche travelling

La crescia sfogliata di Urbino: una prelibatezza sospesa tra le torri del Palazzo Ducale

Urbino e la sua crescia

La crescia sfogliata è uno dei simboli di Urbino. Si tratta di un prodotto secolare, che si fa strada tra le trame e le vie della sua città. Immancabile sulle tavole rinascimentali del Ducato, figlia di racconti dove la storia si unisce alla leggenda, questa “simil focaccia” sembra ancora oggi rappresentare l’eredità di un passato forte e radicato.

La sua preparazione povera ma, come vedremo, un tempo aristocratica, ricorda quella della piadina romagnola, sua vicina parente. Attenzione però a non confondere le due cose! Rischiereste di inimicarvi in un sol colpo gli abitanti di due regioni differenti.

La crescia di Urbino infatti – così come la piadina del resto – è fiera della sua identità. Gli ingredienti che la caratterizzano, assieme alla sua storia, la rendono unica e, di conseguenza, gelosamente protetta.

Proveremo qui dunque, sfoglia su sfoglia, a raccontare tutte le particolarità di questo prodotto tanto amato.

Leggenda narra…

Se ritrovare le origini di un prodotto culinario antico è sempre difficile, perdersi tra le leggende e i racconti che lo circondano non può che suscitare curiosità e stupore. E la splendida storia che narra l’invenzione della prima crescia sfogliata è un esempio perfetto.

Tutto nacque quando una giovane fornaia urbinate, durante una giornata come tutte le altre, alzando la testa si accorse di qualcosa di strano. Il sole, attratto dalle meraviglie della città di Urbino, si stava abbassando in modo anomalo, come nel tentativo di osservare più da vicino ciò che aveva attirato la sua attenzione. Forse distratto da quella bellezza, non si rese conto di essere sceso troppo in basso e, distrattamente, rimase impigliato ad una delle torri del Palazzo Ducale. Nel tentativo di liberarsi da quell’impaccio iniziò a sprigionare scintille rosse e dorate, dando vita ad uno spettacolo indescrivibile davanti agli occhi increduli della nostra giovane fornaia.

Fu così che la ragazza, piena di tanta meraviglia, decise di omaggiare l’evento creando qualcosa in grado di richiamare lo splendore del sole alto nel cielo e quel suo forte spirito di libertà. Nasce allora la crescia, col suo nome in continua espansione e la sua forma rotonda come quella del sole.

Cosa ci dice la storia

Quello che sappiamo con certezza è che la crescia sfogliata di Urbino è un prodotto antico. Come confermato dalla leggenda, dove il sole si impiglia ad una delle torri del Palazzo Ducale, era sicuramente presente sulle ricche tavole dei duchi e delle varie corti. Le sue origini risalgono perciò almeno al XV secolo, ed è ipotizzabile che la ricetta conosciuta ancora oggi sia nata proprio intorno a quel periodo.

A discapito di quel che si potrebbe pensare, infatti, all’epoca la crescia sfogliata era una pietanza piuttosto aristocratica; perlopiù a causa della presenza del pepe all’interno dell’impasto. Questa spezia, rara e costosa, era difficilmente reperibile per il popolo e la crescia sfogliata, conseguentemente, doveva essere consumata con parsimonia e in eventi particolari come le festività. Quando a partire dal XVIII secolo la produzione e l’importazione del pepe aumentarono in modo consistente abbassandone in prezzo, anche questa “focaccia” divenne un prodotto popolare.

Una sua origine più antica, così come probabilmente quella della piadina romagnola e di altri impasti simili, può invece essere ricercata al tempo – ben precedente al XV secolo indicato in precedenza – in cui l’esercito bizantino occupava alcuni territori compresi tra la Romagna, le Marche e l’Umbria. Il tipo di panificazione più consumato doveva essere molto simile a quello dei prodotti sopra elencati, che potrebbero dunque avere una comune discendenza.

Ingredienti e ricetta

Per preparare la crescia sfogliata di Urbino bisogna armarsi di un po’di pazienza e forza di volontà. Gli ingredienti sono pochi e, visto che oggi il pepe in cucina non manca più, facilmente reperibili: farina, latte, strutto, uova, sale e pepe. Il tutto andrà unito insieme per ottenere un impasto omogeneo, che richiederà del tempo di lavorazione e una buona dose di olio di gomito. Una volta conclusa questa fase e dopo aver lasciato riposare l’impasto per circa mezz’ora, toccherà al mattarello stenderlo finemente. Raggiunto un buon livello di sottigliezza il tutto andrà unto con dello strutto e poi avvolto ripetutamente su se stesso (è questo il passaggio che dovrebbe garantire alla crescia le sue caratteristiche “sfoglie”). Se l’impasto è abbondante andrà diviso in vari pezzi, che andranno poi nuovamente stesi prima di essere cotti a fuoco vivace per pochi minuti.

Ultimati tutti i passaggi la crescia sarà pronta per essere gustata. Già da sola è una delizia, ma potete farcirla con quello che preferite: salumi, verdure, formaggi o quant’altro.