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A cura di Giuliana Poli.

Un esempio molto importante di culti isiaci è l’Abbazia di Rambona in Pollenza (MC), lasciata distruggere dal tempo, dall’incuria e dall’abbandono, ma la cui parte più significativa rimane intatta e viva: la cripta e l’ipogeo. Sorta in una zona d’Italia dove si è verificata una stratificazione culturale e storica senza precedenti, risalente ai primordi dell’ultima genesi e dove sono passati Galli, Piceni, Etruschi, Romani e chissà quale altra civiltà. E’ un luogo di risveglio di coscienze, dove l’armonia e la soavità regnano su tutto.

Partiamo dal luogo in cui è sorta, Pollenza significa luogo di forza, di potenza e deriva dalla dèa Pollentia, la Poesia potenza, “la potente” colei che nel mito è Poesia, colei che è negli antri e tesse la tela del cosmo e del destino e che accostando l’orecchio alla roccia si sente il rumore del telaio d’oro con cui Poesia tesse ancora nelle viscere della montagna. Se andiamo poi ad esaminare  il nome dell’Abbazia Ram-Bona, Ram deriva da Ra, che non è il dio Sole ma l’equivalente egizio della forza vitale.

Bona era il nome romano che, insieme a quello di Vesta, Rea, Ops, Kupra, identificava presumibilmente il culto egiziano di Iside, anche se il vero nome di Bona dea era segreto e a conoscenza solo delle iniziate. Molto probabilmente era anche la Dea-Fortuna rappresentata dalla testa turrita. A Iside è legato il fatto che la Bona Rea era collegata al culto di guarigione dei serpenti che circolavano non toccati e innocui nel tempio e anche dell’acqua e del Sole (Ra cum bona ovvero il Sole con la Luna e quindi il Tutto).

Ram-Bona sono i tre aspetti della deità femminile: il Sole che splende, la materia oscura e la luce, o meglio: tesi, antitesi e luce, ovvero la corona della Sibilla sintetizzata simbolicamente dall’eclissi di Sole.

Nell’Abbazia di Rambona tutto è stato “massacrato” dall’incuria generale, ma si mantiene “quasi” intatto l’ipogeo di Iside con ancora il pozzo sacro e la cripta del IX secolo, con splendidi capitelli uno diverso dall’altro la cui simbologia è legata alla Regina del luogo: aquile, felini (leone o gattopardo), canidi (lupo a forma di ouroboros), tutti simboli legati alla Grande Madre.

Abbazia di Rambona (Macerata) ipogeo di Iside
Abbazia di Rambona (Macerata) ipogeo di Iside

Dalla cripta partiva un tunnel, un percorso oggi chiuso che arrivava fino al Montefranco, un Monte con una vaga forma di spirale. Secondo la tradizione orale alla fine del percorso appariva un vitello d’oro, la Madre Iside solare. In prossimità della fine della galleria che partiva dalla cripta, tra la boscaglia ci sono delle grotte uguali alle piccionaie etrusche che troviamo nella Tuscia o in Etruria, qui terra dalla stratificazione culturale e storica molto profonda, come tutti i luoghi legati alla genesi della terra. In esse venivano collocati uccelli i quali con i loro battiti d’ali permettevano all’anima del defunto di lasciare definitivamente il corpo, come era nella tradizione etrusca. Altro elemento molto interessante è il dittico di avorio la cui copia è presente presso l’Abbazia. In esso ricorre il tema della lupa etrusca che allatta i due gemelli, simbolo della Luna e del Sole, che regge la croce con il Cristo avente ai due lati la scritta Sole e Luna. La Madre, in trono tra i due Angeli con due cerchi solari ai piedi, campeggia in alto in una situazione di assoluta preminenza sul resto del capolavoro.

Abbazia di Rambona cripta superiore
Abbazia di Rambona cripta superiore