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L’Anfiteatro romano di Ancona

Si tratta, assieme all’Arco di Traiano, della più importante testimonianza di epoca romana presente in città. Un monumento che, nonostante le gravi usure del tempo, conserva una certa imponenza nel cuore del centro storico cittadino.

Proveremo dunque a ripercorrere la sua storia, le sue differenti funzioni nel corso dei secoli e le variazioni nel suo aspetto. Un percorso significativo non solo per la scoperta di questo reperto monumentale, ma anche per molti aspetti riguardanti la stessa città di Ancona.

 

La costruzione dell’Anfiteatro è stata inquadrata all’interno dell’epoca augustea (indicativamente a cavallo tra il I sec. a.C. e il I sec. d.C.), un periodo florido, anche da un punto di vista architettonico, per lo sviluppo dell’Ancona romana.

Come indicato dalle differenti tecniche edilizie che la compongono, la struttura fu però progressivamente ripensata e modificata, in particolare forse durante il Principato di Traiano.

 

È probabile che già a partire dal V secolo il monumento perse il suo utilizzo originario, assumendo nel tempo una serie di funzioni piuttosto pragmatiche.

 

Durante la guerra gotica (535-553) l’Anfiteatro fu trasformato in un vero e proprio fortilizio difensivo, e alcuni resti lasciano addirittura ipotizzare l’edificazione di una torre a protezione dell’ingresso occidentale.

 

Dopo questa breve parentesi bellica la struttura conobbe un periodo di abbandono, cui seguì il suo sfruttamento come cava da cui ottenere materiali di costruzione. Un lungo periodo che danneggiò fortemente l’impianto originario, specialmente per i suoi strati più elevati. Questo permise, all’incirca a partire dal XVII secolo, una progressiva costruzione di edifici sopra o accanto l’Anfiteatro, tra cui si ricordano ad esempio il Palazzo Bonarelli, la Chiesa di San Gregorio e il Convento di San Bartolomeo (che diverrà poi un carcere).

 

Una notevole stratificazione dunque, che rese – e rende tuttora – gli scavi frammentati e problematici.

Come si presentava in epoca romana?

L’Anfiteatro fu costruito nella sella tra due importanti colli cittadini, il Colle Guasco e il Colle dei Cappuccini. La decisione di edificare la struttura in un luogo simile richiese un notevole adattamento alla morfologia del terreno, e un piano architettonico specifico e ben studiato; cui una delle conseguenze è la forma ellittica non del tutto regolare.

 

Si parla comunque di dimensioni considerevoli: un asse maggiore di 93 m., un asse minore di 74 m. e una arena di 52 m.

 

La cavea (gradinata per gli spettatori nell’antichità classica), suddivisa in tre ordini differenti, doveva contare più di venti gradinate, permettendo agli spettatori delle file più alte di godere di una vista privilegiata sulla città e sul mare aperto. Secondo la ricostruzione odierna si calcola che l’Anfiteatro potesse accogliere tra le 7.000 e le 10.000 persone; un numero significativo, indice della sua destinazione non solo al bacino cittadino ma anche agli abitanti del contado e forse addirittura a quelli delle più vicine città romane.

 

Oltre a vari ingressi per la cavea, la struttura presentava probabilmente due porte principali, una adibita all’entrata dei gladiatori nell’arena, la cosiddetta porta pompae, e l’altra, detta porta libitinensis, consacrata alla Dea Libitina – legata ai riti funebri – e destinata ai corpi moribondi dei combattenti.

 

Per quanto emerso dagli scavi si ipotizza poi la presenza, adiacente all’Anfiteatro, di un edificio con alcune caratteristiche termali, secondo alcuni riconducibile ad una scuola gladiatoria.

Come si presenta oggi

L’Anfiteatro, dopo i fasti di un tempo, tornò alla luce all’inizio dell’Ottocento, grazie in particolare alle ricerche dell’abate anconetano Antonio Leoni in collaborazione con il conte Girolamo Bonarelli, proprietario dell’omonimo Palazzo Bonarelli, costruito in parte sui resti dell’antica struttura romana.

 

Gli scavi veri e proprio iniziarono però soltanto negli anni Trenta del secolo successivo, dimostrandosi fin da subito complicati e condotti in modo intermittente.

 

Come già accennato le difficoltà maggiori vanno ricercate nelle progressive modifiche e stratificazioni cui l’Anfiteatro fu sottoposto nel corso del tempo. Ancora oggi perciò la ricostruzione non può essere di facile lettura e il complesso architettonico risulta essere piuttosto frammentato.

Oltre ad elementi strutturali come contrafforti o resti della cavea e dell’arena, sono stati recuperati i due ingressi, quello principale – la porta pompae -, ora conosciuto anche come “Arco Bonarelli”, e, in un altro settore, la porta libitinensis.

 

Tuttora visibile poi è una parte della pavimentazione dell’edificio adiacente l’Anfiteatro, decorata con mosaici ed iscrizioni forse riconducibili alla scuola gladiatoria.