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Il MAM, Museo d'Arte sul Mare

San Benedetto del Tronto è famosa per i suoi lidi e per il suo lungomare. Non tutti però sanno che, tra una spiaggia e l’altra, il molo sud della città ospita un vero e proprio museo a cielo aperto, dove sono conservate più di duecento opere – suddivise in sculture e pitture murali – realizzate nel corso degli anni da un gran numero di artisti provenienti da tutto il mondo.

Si tratta del MAM, il Museo d’Are sul Mare. Un posto unico nel suo genere, in cui l’arte di fonde – letteralmente – all’ambiente circostante, dando vita ad un paesaggio capace di coniugare un forte valore estetico alle esigenze di una città di mare come San Benedetto.

Questo luogo ospita le opere prodotte, a partire dal 1996, all’interno del “Festival dell’Arte sul Mare” (un tempo Simposio internazionale “Scultura Viva”), arrivato oggi alla sua 26° edizione. Il MAM fu però inaugurato soltanto nel giugno 2012, grazie alla collaborazione tra l’associazione artistico-culturale “l’altrArte” e l’amministrazione comunale.

 

La particolarità di questo museo non sta soltanto nella bellezza artistica e nell’atmosfera suggestiva, ma anche nella sua lunghezza: la passeggiata lungo il molo sud, completamente contornato da sculture e pitture, si estende infatti per più di un chilometro.

Inoltre stiamo parlando di un luogo culturale sempre aperto – in tutti i sensi -, gratuito e permanente. Insomma, una visita da non perdere.

Le opere

Per capire l’importanza di questo progetto un’idea può essere quella di partire da alcuni numeri. Dal 1996 al 2022 il “Festival dell’Arte sul Mare” ha partorito la bellezza di 209 opere, 185 sculture e 24 murali; cui vanno aggiunte altre 4 sculture collocate sempre presso il molo sud. Ben 182 artisti – provenienti da 39 nazioni differenti! – con le loro mani hanno arricchito anno dopo anno il MAM.

Cifre che, oltre a dimostrare l’ampio respiro internazionale del museo, crescono ad ogni edizione del festival, rendendo questo spazio dinamico e in continua evoluzione.

 

Tra gli aspetti più interessanti vi è poi l’intenso legame tra le opere, gli artisti e l’ambiente circostante. Le sculture e le pitture murali non sono infatti semplicemente posizionate lungo il molo, bensì, in gran parte, vanno a formare il molo stesso. I grandi blocchi frangiflutti si trasformano infatti all’occasione in pietre grezze da scolpire – sono presenti bassorilievi, altorilievi e soggetti a tutto tondo – o in grosse tele da pitturare. Un lavoro sul territorio per il territorio.

Le tematiche delle opere sono varie e disparate, perlopiù legate alla sensibilità dei singoli artisti. È possibile trovare soggetti a tema religioso, come ad esempio il “Presepe” sul mare di Giuseppe Straccia, o mitologico, piuttosto che rappresentazioni a sfondo sociale o incentrate sulla natura dell’uomo.

Una collezione così ampia e differente che può essere apprezzata al meglio solamente attraverso una piacevole passeggiata dall’inizio alla fine del molo sud di San Benedetto del Tronto.

Il monumento al gabbiano Jonathan

Una delle opere più rappresentative del molo sud è senza dubbio il “Monumento al gabbiano Jonathan Livingston”, il pennuto protagonista del celebre omonimo romanzo di Richard Bach. Stiamo parlando di un’imponente scultura bronzea – circa 10 metri di altezza – realizzata nel 1986 dall’artista Mario Lupo, dietro la volontà del “Circolo dei Sambenedettesi”.

Precedente di ben dieci anni rispetto alla prima edizione del “Festival dell’Arte sul Mare”, questo monumento può essere in un certo senso considerato un precursore di quello che è poi divenuto il MAM.

Posizionata a metà del molo sud, l’opera è contraddistinta da un grosso cerchio vuoto sul quale si intrecciano delle onde e dei gabbiani nella parte inferiore, mentre la sua sommità – sulla parte esterna della circonferenza – ospita, solitario, il gabbiano Jonathan in volo con le ali spiegate.

Le interpretazioni sono varie e si prestano a differenti chiavi di lettura. Secondo molti questa scultura è il simbolo della generosità degli abitanti di San Benedetto, gente di mare abituata alle difficoltà ma sempre pronta a tendere una mano verso il prossimo e propensa a lanciarsi verso l’ignoto rappresentato dalle acque e dal cielo, dove l’opera si specchia.

Altri invece preferiscono una lettura più personale, vedendo nel gabbiano Jonathan un inno alla libertà e un invito allo spiccare il volo, nel rispetto della volontà individuale e di quelle potenzialità che così spesso rimangono a riva piuttosto che essere spinte verso il mare.