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Pievania dei SS. Stefano e Vincenzo

Tra le più antiche chiese di Monterubbiano, è un importante esempio di architettura romanica. Oltre ad essere stata la prima parrocchia del borgo, nonché chiesa matrice fino al 1728, dà il nome alla contrada che la ospita, “La Pieve” appunto.

Fu edificata all’inizio dell’XI secolo, ma subì nel corso del tempo notevoli modifiche e rifacimenti, che si conclusero soltanto poche decine di anni fa.

Stilemi romanici sono ancora riscontrabili in alcuni degli elementi che fanno parte del lato che si affaccia su Piazza Iracinti, come il campanile a pianta quadrata, l’abside semicircolare e le finestre monofore.

Il portale, del genere lombardo a strombatura, fu invece costruito qualche secolo dopo la struttura originaria, tra il XIII e il XIV secolo, e presenta delle parti prese probabilmente da una precedente costruzione. Dello stesso periodo è la torre campanaria.

Modifiche alla Pievania furono apportate nel 1650 da Francesco e Rodolfo Aranciti, ma i più importanti lavori di restauro e rifacimento, piuttosto discutibili da un punto di vista artistico ed architettonico, si avranno nel 1855, per volere dell’Arciprete Ciccarelli. Lavori che portarono ad un innalzamento della navata centrale e ad una modernizzazione degli altari, alquanto incuranti del valore estetico e storico della struttura.

Nel 1926 si tentò di riportare la chiesa al suo aspetto originario, ma lo sforzo non portò i risultati sperati.

L’interno della Pievania dei SS. Stefano e Vincenzo è molto semplice. Tre navate asimmetriche sono divise da colonne di cotto, ognuna differente per forma e dimensione. Oggi le messe non sono più celebrate all’interno della chiesa, poiché lo spazio ristretto permette di ospitare soltanto un numero esiguo di persone, ma la Pievania è non di rado scelta per la celebrazione di matrimoni.