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Pinacoteca civica “F. Podesti”

Oggi vogliamo accompagnarvi in un viaggio lungo le bellezze della storia dell’arte marchigiana, all’interno di un luogo importante per la città di Ancona: la Pinacoteca civica intitolata a Francesco Podesti.

 

Podesti, oltre ad essere ricordato tra i maggiori esponenti della scuola pittorica anconetana, fu tra il 1880 e il 1888 uno dei grandi promotori del progetto, cui donò personalmente anche una serie di sue personali opere (perlopiù cartoni e bozzetti); che si andarono ad aggiungere ad una collezione divenuta nel tempo una delle più importanti delle Marche.

 

Dal 1973 la Pinacoteca è ospitata all’interno dello storico Palazzo Bosdari – situato in via Pizzecolli a due passi da Piazza del Plebiscito -, antica residenza nobiliare acquistata nel 1550 dai conti Bosdari, ricca famiglia di origine croata.

 

 

Una recente ristrutturazione, terminata nel 2016, ha dato vita nuova al museo e alle opere che ne fanno parte. Un rinnovamento espositivo coinciso con un importante ampliamento architettonico, resosi possibile grazie all’occupazione di alcuni spazi di un’altra importante struttura cittadina, Palazzo Bonomini (adiacente a Palazzo Bosdari).

Nell’aprile del 2022, oltre alla riapertura del portone principale della Pinacoteca in via Pizzecolli, si è assistito all’inaugurazione di tre nuove sale. Una di queste, simbolicamente posizionata all’ingresso subito dopo la nuova biglietteria, è stata interamente dedicata a Francesco Podesti e al suo intenso legame con la città di Ancona.

Le collezioni della Pinacoteca civica “F. Podesti”

Oltre ai già citati lavori del pittore anconetano – tra cui si ricorda in particolar modo l’imponente Giuramento degli anconetani, simbolo dell’identità cittadina –, la Pinacoteca civica raccoglie una numerosa serie di opere in grado di raccontare la storia del territorio marchigiano dal Medioevo fino ad oggi.

Tra i tanti capolavori che arricchiscono le sale del museo è doveroso menzionare la Pala Gozzi di Tiziano Vecellio, la Sacra Conversazione di Lorenzo Lotto e il piccolo gioello rappresentato dalla Madonna con Bambino di Carlo Crivelli. A questi dipinti senza tempo si aggiungono le opere di grandi artisti come Andrea Lilli, il Guercino, Olivuccio di Ceccarello, Sebastiano del Piombo e tanti altri ancora.

All’interno del museo potrete inoltre trovare una bella Galleria d’Arte Moderna con opere di importanti artisti quali Enzo Cucchi, Valerio Trubbiani, Edgardo Mannucci, Anselmo Bucci, Corrado Cagli tra gli altri.

La Pala Gozzi

Questo capolavoro di Tiziano Vecellio è senza ombra di dubbio uno dei lavori più celebri dell’intera collezione. Oltre alla sua sublime bellezza, il dipinto è ricordato per essere la prima opera autografa di uno dei più importanti pittori nella storia dell’arte italiana.

La Pala, datata 1520 e conosciuta anche come Madonna in gloria coi Santi Francesco e Biagio, rappresenta – all’interno di un contesto caratterizzato da una suggestiva luce crepuscolare e dalla città di Venezia che si staglia sullo sfondo – Maria in cielo con in braccio il Bambino e sotto di loro San Francesco sulla sinistra, San Biagio sulla destra, e inginocchiato con le mani giunte in preghiera una terza figura identificata con quella di Alvise Gozzi, committente dell’opera.

Egli era un mercante originario di Ragusa – odierna Dubrovnik, in Croazia – che si trasferì ad Ancona per scopi commerciali. Qui, per sdebitarsi con la città che lo aveva accolto ed arricchito, decise di destinare una parte dei suoi beni al rifacimento della antica chiesa di San Francesco ad alto. Tra le varie operazioni di abbellimento la più nota fu appunto la pala d’altare commissionata a Tiziano, che già all’epoca era considerato uno dei maggiori pittori italiani.

In questo senso si spiega la presenza dei due Santi nella raffigurazione: San Francesco, simboleggiante qui anche la città di Ancona, era colui cui era dedicata la chiesa che per alcuni secoli ospitò il dipinto e San Biagio il patrono di Ragusa, città di origine di Alvise Gozzi.

 

La presenza di Venezia sullo sfondo potrebbe invece avere ragioni di ordine politico, oppure rappresentare una sorta di unione – culturale più che politica – tra tre importantissimi centri portuali dell’Adriatico.

A cura di Giovanni Gobbi