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Teatro dell'Arancio

Nel cuore del borgo antico di Grottammare, sul lato orientale di Piazza Peretti – sede dei principali edifici pubblici della città vecchia –, sorge il Teatro dell’Arancio, simbolo cittadino e degno rappresentate degli oltre settanta teatri storici delle Marche.

 

La struttura fu edificata, per volere di alcune famiglie altolocate della zona, nell’ultimo decennio del XVIII secolo, sulla scia di un benessere economico che al tempo attraversò la regione, sviluppandosi, tra le altre cose, proprio nella costruzione di molteplici teatri; non solo nelle principali città del territorio ma anche nei centri urbani più ristretti, come ad esempio Grottammare.

Si tratta perciò di un edificio storico, e anche il suo nome, inusuale e affascinante, racconta una storia d’altri tempi. Il Teatro dell’Arancio deve infatti questo appellativo ad una pianta – di arancio appunto – posta esattamente al centro della piazza, curata con dovizia da un custode selezionato ogni anno tra gli abitanti del paese, che in cambio di questo servizio era esonerato dal pagamento della tassa comunale sui fuochi domestici.

In origine il teatro poteva ospitare al suo interno circa 250 persone, con i palchi assegnati, tramite estrazione, al comune e ai vari proprietari e la platea destinata al popolo. Si trattava perciò di un importante luogo di cultura e aggregazione, che ebbe però, come vedremo, una storia piuttosto travagliata, che lo costrinse ad un lungo periodo di chiusura durato in pratica per tutto il Novecento.

La struttura è tornata ad essere agibile, dopo un grande lavoro di restauro, soltanto nel 2003, restituendo alla cittadinanza e alla regione un prezioso spazio dell’arte scenica.

La storia

Edificato sul finire del Settecento dietro il progetto dell’architetto Pietro Maggi (1756-1817), il Teatro dell’Arancio, oltre alla sua bellezza architettonica, racconta bene alcuni aspetti della vita sociale ed economica del tempo. Voluto dai ceti più abbienti dell’allora Grottammare, un rilevante luogo di cultura come questo stava a simboleggiare la legittimazione del potere di alcune ricche famiglie della zona.

 

Nel 1899 il teatro fu costretto ad una prima chiusura, imposta tramite decreto, per la mancanza delle necessarie norme di sicurezza. Una breve riapertura si ebbe soltanto nel 1908, quando si svolse l’ultima stagione teatrale del secolo.

Il momento più drammatico coincise però con la tragica diffusione della pandemia di spagnola che travolse il mondo tra il 1918 e il 1920. Mancando a Grottammare il legno necessario per la costruzione delle bare, il materiale fu ricavato da ogni posto possibile, tra cui gli arredamenti interni del Teatro dell’Arancio, completamente smantellati ed irreparabilmente compromessi.

 

Anche per questo i lavori di restauro e rinnovamento furono lenti e complessi, terminati soltanto nel 2003 con la riapertura della struttura, da allora utilizzata occasionalmente anche come spazio espositivo.

La struttura

L’edificio segue lo stile dell’adiacente Chiesa di San Giovanni Battista, restaurata sempre sul finire del XVIII secolo secondo il progetto dello stesso Pietro Maggi. La facciata del Teatro dell’Arancio, contraddistinta da mattoni a vista, è suddivisa in tre ordini di altezza differente, separati e decorati da cornici marcapiano e culminanti con un ampio cornicione.

Il secondo ordine ospita una nicchia contenente una statua di papa Sisto V – originario di Grottammare –, accompagnata da un’iscrizione dedicatoria che recita “Sisto V P.O.M. civi munificentissimo” e rimarca il legame tra il pontefice e la città.

Il punto più alto della struttura è rappresentato dalla torre civica, dove si trovano una nicchia contente la Madonna con Bambino, un orologio e un campanile.

Il piano inferiore presenta invece un bel loggiato, dal quale si può godere di una delle viste più suggestive di Grottammare e del suo mare.

Statua di papa Sisto V

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