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Caratteristiche del marrone e delle castagne di Acquasanta Terme

Tra tutte le tipologie di marroni che abbiamo nelle Marche solo due sono le tipologie di prodotti inscritti nell’elenco dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali (sottoscritto dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali): il Marrone di Acquasanta Terme ed il Marrone di Roccafluvione.

Ad Acquasanta Terme, infatti,  troviamo una delle specie di marroni più conosciuta ed apprezzata in tutta Italia.

Il marrone di Acquasanta Terme fiorisce e matura in un mese, può poi esser mangiato o conservato per circa un anno. Un metodo di conservazione efficace è sicuramente quello chiamato la “curatura” una sterilizzazione in acqua con  successiva asciugatura. 

I fiori sono unisessuati e si trovano nella stessa piante dove: quelli maschili sono riuniti in piccoli glomeruli e sono di colore biancastro mentre quelli femminili isolati o riuniti in gruppi di 2-3 nella parte basale dell’amento per facilitare ricezione del polline, prevalentemente per via anemofila e entomofila.

Il numero di ricci per infiorescenza è incostante e contiene 2-3 acheni di forma globosa all’interno del riccio con dimensioni medio-piccole (da meno di 10 g a 10-15 g). La polpa del frutto è di color crema, di sapore mediocre. Il guscio è lucido di colore marrone scuro con striature lisce più scure sul dorso.

Le castagne di Acquasanta Terme hanno dimensioni inferiori rispetto a quelle del marrone più grande e regolare. Oltre ad essere più piccola è anche schiacciate, il motivo è la presenza all’interno del guscio di altre castagne e quindi il poco spazio a disposizione, mentre la varietà coltivata è tondeggiante. Le castagne hanno un sapore meno deciso e meno dolce rispetto al marrone controparte allevata che, invece, è caratterizzata da una dolcezza e una croccantezza particolari.

Le castagne di Acquasanta Terme grazie alla composizione del terreno e del clima presentano numerosi sali minerali e zuccheri ed è un’alimento ideale per chi pratica sport. Inoltre sono ricche di fosforo, quindi alimenti utili per potenziare il grado di attenzione e la memoria. 

Sono frutti che hanno effetti benefici anche sulla salute: infatti non presentano colesterolo e glutine, quindi, diventano alimenti ideali per chi sostiene una dieta ipercolesterolemia o per chi soffre di celiachia. 

La storia del Castagno nei pressi di Acquasanta Terme

Le Marche ospitano circa 1000 ettari di castagneti e secondo le elaborazione di Coldiretti su dati Istat del 2016 circa 720 ettari sono situati nel Piceno a rappresentare il 72% del totale. Di fatti troviamo un’elevata concentrazione di castagno nelle zone di Acquasanta Terme, Arquata del Tronto, Montegallo, Montemonaco, Roccafluvione.

Quasi sicuramente,  l’imboschimento e i primi utilizzo del castagno fu opera dei Monaci Benedettini, presenti in quelle zone. Il Castagno nelle zone di Acquasanta Terme, per diversi secoli, ha rappresentato una delle pochissime fonti di sostentamento per i popoli del territorio. Infatti, oltre ad ospitare un terreno ideale per il pascolo degli animali forniva legna da ardere e non per ultimo il frutto per cibarsi. Questo perchè l’albero di castagno ha la caratteristica di avere rami “storti” che favoriscono la creazione di una grande e diramata chioma. Il castagno di queste zone riesce a garantire un minimo di 60kg e un massimo di 80 kg di castagne per pianta adulta in buone condizioni.

Metodo di lavorazione, conservazione e stagionatura

I castagneti da frutto crescono su terreni ben drenati, sciolti, neutrofili o debolmente acidi (pH fra 5 e 6,5) che nelle Marche sono quelli generati da substrati arenacei o marnoso arenacei (es. Flysch terrigeni dei Monti della Laga). Nelle Marche si trovano ad altitudini comprese fra i 300 verso il quadrante settentrionale ed i 950 m.s.l.m. verso il meridione.  

Durante la coltivazione (tipica della zona) è vietato l’impiego di fertilizzanti di sintesi mentre è vietato l’uso di fitofarmaci nella fase produttiva. Vengono praticate potature di rimonda e ripuliture del terreno. Gli innesti sono praticati soprattutto a zufolo utilizzando marze di 1-2 anni su portainnesti costituiti soprattutto da polloni.

La raccolta è prevalentemente manuale ed è ancora diffusa la tecnica di conservazione in “ricciara”: cumuli o fosse dove i ricci battuti ancora chiusi vengono stratificati separati da strati di fogliame e rametti e copertura finale con materiale vegetale di ripulitura del castagneto. Nei castagneti di Acquasanta da frutto è possibile eseguire le  seguenti operazioni di cura della pianta come: la potatura di allevamento, formazione, produzione e ringiovanimento, compresa la capitozzatura e la preparazione dei portainnesti; l’esecuzione di innesti; il taglio della vegetazione invadente e la ripulitura della superficie allo scopo di facilitare la raccolta delle castagne; la formazione ed il ripristino di ripiani sostenuti da muri a secco e da ciglioni inerbiti.